BORSA-FINANZA.COM

GUADAGNI VALIDI E RISCHI CONTENUTI: I VANTAGGI DEGLI INVESTIMENTI IN OBBLIGAZIONI CONVERTIBILI

Il merito più importante di questo pur complesso strumento di investimento è che consente guadagni interessanti, pur limitando l'effetto delle bufere dei mercati.

Chi è alla ricerca di un'alternativa d'investimento che coniughi il più possibile l'aspettativa di rendimento delle azioni con il rischio contenuto delle obbligazioni, può rivolgersi alle obbligazioni convertibili.

"Se trasformare il piombo in oro è il sogno dell'alchimista", spiega Fabien Weber, gestore del fondo Julius Baer Global Convertible Bond di Julius Baer Am, "quello dell'investitore è di moltiplicare il proprio gruzzolo, sfruttando i rialzi di borsa, ma mettendosi contemporaneamente al riparo dalle bufere dei mercati azionari".

Proprio ciò che le obbligazioni strutturate cercano di ottenere.

In particolare, uno studio relativo al periodo 1994-2005 (i cui risultati sono stati pubblicati da Patrimoni, gruppo Class Editori) ha evidenziato come il rendimento dell'indice Ubs Global Convertible (che raggruppa le emissioni convertibili globali) abbia fatto registrare risultati in linea con l'indice azionario, ma con un livello di volatilità notevolmente inferiore.

Come funzionano

Come le obbligazioni, hanno una scadenza prefissata e la garanzia di una cedola (fissa o variabile).

Come le azioni, invece, possono beneficiare dei rialzi dei mercati azionari.

Per farlo, sfruttano un'opzione d'acquisto incorporata, il cui valore varia in funzione di quello dell'azione sottostante a cui è abbinata.

In altre parole, quando il prezzo del sottostante supera il prezzo di conversione indicato nel prospetto, l'obbligazione convertibile ne segue il corso ed aumenta in proporzione.

Se però le cose vanno in senso opposto, ossia se il prezzo risulta molto inferiore a quello di conversione, scatta un meccanismo di protezione.

In questo caso, la convertibile si comporta infatti come un'obbligazione tradizionale, ossia corrisponde cedole e rimborsa a scadenza il prezzo nominale, a meno che non sia prevista la liquidazione di un premio di conversione.

Di scarso interesse appaiono le convertibili che presentano un prezzo di conversione molto lontano dal sottostante (a meno che, s'intende, i rendimenti siano significativi a prescindere dalla conversione).

Infatti queste convertibili hanno poche probabilità di poter essere effettivamente convertite.

In quel caso ci si dovrà accontentare, come succede per un'obbligazione tradizionale, del pagamento della cedola, talvolta apprezzabile (ma si tratta di obbligazioni societarie e bisogna stare attenti, ovviamente, a non investire in aziende a rischio fallimento).

Per evitare sgradevoli sorprese, dunque, è meglio puntare su obbligazioni convertibili a componente azionaria equilibrata, cioè con prezzo di conversione prossimo a quello del sottostante.

Nella scelta di una convertibile, come per i titoli azionari, occorre valutare attentamente i fondamentali (rating, fatturato e prospettive) della società cui è legata ed il settore in cui opera.

Il peso della volatilità

La volatilità (grossolanamente definibile come l'intensità delle oscillazioni dei prezzi) che contraddistingue il variare dei rendimenti di un'azione fa lievitare il valore delle opzioni incorporate nelle convertibili, che si muovono proprio con il variare dei prezzi del sottostante e dell'incertezza ad esso correlata.

In pratica, se il prezzo del sottostante rimane stabile e sale la volatilità, aumenta il valore dell'opzione e della convertibile che, di fatto, la incorpora.

L’esposizione al mercato azionario

L’esposizione al mercato azionario è chiamata, in termini tecnici, delta.

Chi seleziona i titoli può variarla in aumento o diminuzione inserendo in portafoglio convertibili con esposizione più o meno elevata.

Un delta superiore al 60% rappresenta una esposizione alle borse piuttosto elevata, se è pari al 100% significa che il portafoglio in esame si comporta come un azionario, se invece è del 20% o meno il portafoglio in esame è sostanzialmente paragonabile ad un obbligazionario tradizionale.

Per gli inesperti è meglio comprare un fondo

In conclusione, le convertibili hanno più di un lato positivo, ma sono anche strumenti piuttosto complessi da utilizzare e quindi piuttosto rischiosi.

Pertanto, per chi ritiene di non avere le capacità e le conoscenze finanziarie sufficienti per fare da sé, la strada più semplice è rivolgersi ai fondi specializzati che investono in questo tipo di strumenti.

Al solito, le sottoscrizioni online permettono di ottenere sconti in termini di commissioni.

Risposte alle domande frequenti

Quanto costano?

Il prezzo di mercato più il rateo maturato.

Dove si comprano?

Allo sportello bancario o tramite altro intermediario autorizzato ad acquistare titoli in borsa.

E' possibile investire in obbligazioni convertibili quotate sia a Piazza Affari che su altre piazze finanziarie.

Quale è la soglia minima d'investimento?

L'investimento minimo può essere anche di soli mille euro.

Chi le emette?

Sono emesse dalle stesse società o da terzi che ne possiedono il controllo.

Quanto sono rischiose?

Il rischio dipende dal merito di credito dell'emittente e dal peso della componente derivata.

Se il prezzo è sopra la pari, l'investitore è esposto al rischio di perdita.

Per esempio: se il prezzo è 124 euro ed il rimborso a scadenza è pari a 100 euro, l'investitore corre il rischio di perdere 24 euro per ogni convertibile che ha in portafoglio, compensato solo in parte dalle cedole corrisposte.

Esistono formula zero coupon?

Di solito, le obbligazioni convertibili corrispondono una cedola inferiore a quella corrente sul mercato e possono prevedere un premio di rimborso nel caso di mancata conversione.

Inoltre, va ricordato che l'esercizio della conversione comporta spesso la perdita degli interessi maturati.

Occorre inoltre tenere presente che corrispondono una cedola di interessi come le obbligazioni tradizionali, ma non il dividendo come le azioni.

L’erogazione del dividendo anzi, nella misura in cui penalizza la quotazione dell’azione a cui è legata la convertibile in esame, penalizza anche quest’ultima.