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ETF: REPLICA, SPREAD E TASSAZIONE

Gli ETF non riescono a replicare perfettamente il rendimento dell’indice a cui sono legati nella misura in cui gli ETF, essendo fondi, hanno una commissione di gestione che incide negativamente sulla performance dello stesso mentre ciò non è il caso per l’indice.

Inoltre, esistono ETF che non usano un metodo di full replication (selezione all’attivo del fondo dello stesso numero di titoli e con la stessa ponderazione dell’indice replicato) ma un metodo di sample replication (selezione di solo una parte dei titoli che compongono l’indice e che possono avere performance leggermente diverse dall’indice replicato).

Bisogna essere sempre molto attenti nel realizzare confronti fra indici ed ETF per eventuali elementi che possono avere effetti distorsivi sull’analisi realizzata quali l’effetto dei dividendi, il tasso di cambio o i dati selezionati nell’analisi (Open, close, Nav, orario del fixing del cambio ecc.).

Lo spread è la differenza che intercorre tra il prezzo di acquisto (denaro) ed il prezzo di vendita (lettera) di qualsiasi strumento finanziario.

A seconda della liquidità del titolo stesso lo spread sarà più o meno importante.

Più un titolo è il illiquido più lo spread tra il denaro e la lettera sarà importante.

Nel caso di un ETF lo spread dipende essenzialmente dalla media ponderata degli spread dei titoli che compongono l’indice replicato.

Più i titoli che compongono l’indice replicato sono liquidi più lo spread dell’ETF sarà potenzialmente basso.

La liquidità del mercato viene garantita da un market maker che propone prezzi di acquisto e vendita la cui differenza è lo spread.

Sui capital gain degli ETF quotati nella Borsa italiana viene prelevata dall’intermediario un’imposta a titolo definitivo pari a quella sulle azioni.

In ogni caso, gli ETF da tempo non sono più solo meri replicanti degli indici.

Esistono ETF che applicano meccanicamente precise strategie di investimento ed altri che operano anche a leva, al rialzo od al ribasso.