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I FONDI PENSIONE DI CATEGORIA

COME FUNZIONANO

L'adesione ai fondi pensione chiusi o negoziali è effettuata su base volontaria.

Questi fondi pensione sono detti di tipo chiuso o negoziali perché sono istituiti grazie ad accordi collettivi tra i lavoratori ed i datori di lavoro e sono destinati esclusivamente ai lavoratori dipendenti od autonomi appartenenti ad uno specifico settore industriale (come, ad esempio, il metalmeccanico), di una regione (ad esempio la Toscana) od a una particolare categoria professionale (ad esempio i dentisti).

Non è possibile, quindi, sottoscrivere un fondo negoziale se non si appartiene ad una delle categorie previste dallo statuto del fondo o se non si hanno più i requisiti richiesti.

I fondi pensione chiusi offrono sostanzialmente due vantaggi: il primo, di natura fiscale, è comune a tutte le forme di previdenza complementare, il secondo è rappresentato dal fatto che il fondo è alimentato con contributi versati sia dal lavoratore che dal datore di lavoro, cui si aggiunge il versamento di una quota del Trattamento di Fine Rapporto.

Per i lavoratori di prima occupazione, assunti in data successiva al 28 aprile 1993, è prevista l'integrale destinazione al fondo del TFR maturando.

Tuttavia, il diritto alla rendita vitalizia si consegue solo al compimento dell'età pensionabile e solo il 50% dell'importo maturato può essere richiesto sotto forma di capitale.

Non è possibile ottenere il riscatto anticipato, se non in particolari casi, come la perdita del posto di lavoro, ma si possono ottenere anticipazioni.

I fondi pensione negoziali non prevedono commissioni di sottoscrizione vere e proprie ed i contributi richiesti per l'iscrizione al fondo ed, eventualmente, per la gestione della posizione individuale, sono particolarmente contenuti.

Allo stesso modo, anche le commissioni di gestione del fondo sono molto contenute in confronto a quelle applicate da altri prodotti finanziari.

I contributi raccolti dai fondi pensione chiusi, contrariamente a quanto talvolta si sente dire, non sono investiti o gestiti direttamente dal fondo o dai rappresentanti dei lavoratori, ma sono affidati in gestione a manager esterni.

Sinora i fondi pensione negoziali hanno spuntato condizioni molto vantaggiose dalle gare per l'assegnazione dei mandati di gestione.

Una valutazione dei rendimenti conseguiti da questa tipologia di fondi è fortemente influenzata dal periodo di attività ancora limitato.

Molti fondi, peraltro, stanno passando da una gestione monocomparto (un'unica linea di investimento a disposizione di tutti gli iscritti) ad una gestione pluricomparto (ossia il lavoratore può scegliere tra diverse proposte di investimento, da una gestione più prudente fino a linee di gestione maggiormente esposte sui mercati azionari).

L'attività dei fondi negoziali è regolata dalla Covip che è la Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione.

COME INFORMARSI

I fondi chiusi o negoziali predispongono una scheda informativa sintetica che riporta le principali caratteristiche e la normativa dei fondi pensione.

La quasi totalità dei fondi chiusi dispone di un proprio sito, facilmente rintracciabile con Google.

E' importante andare sul sito del fondo della propria categoria anche per sapere l'importo del contributo del datore di lavoro.

Infatti, esso è oggetto di contrattazione con i sindacati, è molto variabile a seconda della categoria dei lavoratori ed incide rilevantemente nella convenienza che si ha o meno ad aderire a questi fondi.

IL FISCO

I contributi possono essere dedotti dal reddito fino ad una percentuale massima del 12%, con un massimo di 5.164,57 euro.

Per i lavoratori dipendenti rientrano in questo importo anche le somme versate dal datore di lavoro.

La deducibilità è ammessa, entro i limiti sopra indicati, per una quota pari al doppio della quota di TFR conferita.

Il rendimento del fondo, inteso come differenza tra valore finale e valore iniziale del patrimonio di ciascun anno, è tassato all'11%.

La rendita erogata alla scadenza è assoggettata a imposizione progressiva IRPEF, al netto dei redditi già tassati.

La rivalutazione annua della rendita è tassata al 12,50%.

In caso si richieda il montante finale sotto forma di capitale (con un limite massimo del 50%), la prestazione è assoggettata a tassazione separata, al netto della quota già tassata se non si supera il 30% del maturato, interamente se si supera tale soglia.

LA RIFORMA DEL DICEMBRE 2005

Introduce il principio del silenzio assenso, in conseguenza del quale il TFR maturando (e non quello già maturato) viene conferito ai fondi pensione salvo diniego del lavoratore.

L'applicazione è stata rinviata dal gennaio 2006 al gennaio 2008, con le polemiche derivate dallo scontro Maroni - Berlusconi (le stime nel totovoto nel Consiglio dei Ministri erano per un 12 ad 11 pro Maroni) e quelle legate al fatto che il rinvio favorisce le assicurazioni private.

Per la cronaca, al momento della riforma, Mediolanum (partecipata da Berlusconi), secondo i dati COVIP, era terza nel mercato delle Polizze Individuali Previdenziali (PIP).

Nell'ordine, in vetta erano Generali, Ina e Mediolanum, pari al 25, 15 ed oltre il 12%.

Per cogliere meglio i termini del problema, si deve considerare che è praticamente impossibile che le assicurazioni private siano altrettanto performanti per i lavoratori rispetto ai fondi pensione contrattuali.

Questo perchè, al di là del capitolo costi, il contributo del datore di lavoro è oggetto di contrattazione fra sindacati e datori di lavoro e, proprio perchè è oggetto di contrattazione collettiva, non è mai stata realmente praticabile la portabilità delle stesse alle assicurazioni private.

Il TFR maturato in un anno da un lavoratore dipendente è il 6,91% della retribuzione lorda, mentre il contributo del datore di lavoro è spesso intorno ai due punti percentuali.

Questo lo rende un vantaggio quasi incolmabile perché un paio di punti percentuali di contributo sul 6,91% rappresentano, proporzionalmente, un bonus di una trentina di punti percentuali che rende i fondi negoziali troppo avvantaggiati.

Questo sia nel confronto con le assicurazioni private che in quello con la scelta di continuare ad accumulare il TFR.

Il TFR (Trattamento di Fine Rapporto) infatti è remunerato nella misura del 75% dell'indice inflazionistico calcolato dall'ISTAT +1,5%.

Con un indice inflazionistico, ad esempio, del 2,4%, il TFR rende un 3,3% all'anno.

E' evidente che se il contributo del datore di lavoro porta ad una trentina di punti percentuali di vantaggio, quest'ultimo è praticamente incolmabile.

Peraltro, proprio perchè detto contributo (come quello del lavoratore) è oggetto di contrattazione fra i sindacati di categoria e le organizzazioni dei datori di lavoro di categoria occorre andare nel sito del fondo in esame e conoscere l'importo di detti contributi.