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LE AUTOTRAPPOLE DELLA GESTIONE DEL RISPARMIO

Va detto che in verità un fenomenale nemico del risparmiatore è il risparmiatore stesso: nel 1998, anno in cui effettivamente partì l'Euro con la partecipazione per molti aspetti sorprendente dell'Italia la borsa italiana salì del 42%, eppure a gran parte dei risparmiatori italiani le cose andarono male.

La cosa avrebbe già un senso diverso se fosse accaduto perchè fra le tante azioni fossero state scelte quelle sbagliate.

Andare a scegliersi le singole azioni comporta sbalzi molto più ampi rispetto all'acquisto di quote dei fondi comuni azionari che, com'è noto, nella larghissima maggioranza dei casi tendono a replicare fedelmente l'andamento del mercato.

Il fatto invece fu proprio che la borsa partì fortissimo nel primo trimestre, quando ci fu l'entrata nell'euro vera e propria (raggiungendo un +50% circa), dopodiché i risparmiatori italiani si buttarono a comprare .

Poi il mercato scese nella parte centrale dell'anno sulla scia della reintroduzione dell'imposta sui capital gains (guadagni di borsa), peraltro annunciata da tempo, fino ad azzerare i guadagni da inizio anno, dopodichè i risparmiatori italiani si buttarono a vendere , infine la borsa ripartì nel finale dell'anno fino a raggiungere uno splendido risultato complessivo che i fondi comuni sostanzialmente replicarono a beneficio di quelli che si erano limitati a tenerli dimenticandosene, mentre una quantità industriale di italiani si erano messi a speculare sui fondi comuni (che è praticamente una contraddizione in termini), persero tempo a studiare le loro strategie finanziarie, si fecero venire un bel pò di ulcere e riuscirono nell'impresa di perdere in borsa in un anno in cui essa era andata fortissimo .

Quello che voglio dire è che il cosiddetto "parco buoi", i piccoli azionisti, spesso sono penalizzati da loro stessi.

Intanto una precisazione doverosa: l'espressione "parco buoi" in sè è tutt'altro che offensiva, deriva semplicemente dai FORI BOVARI, dove si svolgevano le compravendite del bestiame.

Non nasce come espressione che serve per dileggiare.

Questo tipo di infortunio deriva in larga parte dalla tendenza ad avere un atteggiamento del tipo: "sto con i Bot perchè la borsa va male, entro quando riparte".

Questo tipo di comportamento avrebbe un senso se non fosse per il piccolo dettaglio che la borsa NON AVVERTE MAI quando riparte, parte e basta e l'idea di fare market timing (scommetere sui tempi di discesa e risalita del mercato nella sua interezza) mostra una formidabile autostima, non lo faccio mai io che alla fin fine ho superato gli esami della Consob (Commissione Nazionale per le Società e la Borsa) e quando scelgo una singola azione lo faccio sempre nella borsa italiana perché ho molte più informazioni rispetto a quelle che avrei per titoli esteri ed osservo sempre con una certa inquietudine come baristi cerchino di fare market timing sulla Telekom germanica, magari basandosi sul suo Beta (prima o poi dovrò pure spiegargli come si calcola e perché è così spettacolarmente inattendibile, anche se verrebbe voglia di lasciarli perdere, nel senso finanziario del termine).

Va detto che le ondate di euforia e di depressione nei confronti della borsa valori sono ingestibili soprattutto perché pesantemente alimentate dai mass media in una direzione o nell'altra e sembrano avere effetto soprattutto fra quelli che non sono capaci di distinguere fra un Bot ed un cane lupo.

Ricordiamo tutti periodi in cui i telegiornali avevano toni trionfalistici ed avevano le annunciatrici euforiche, così come quasi tutti conoscono l'aneddoto del pescecane di Wall Street che stava in una poltroncina a farsi lucidare le costosissime scarpe: il lustrascarpe era eccitatissimo perché su consiglio di un parente aveva investito da poco i suoi risparmi in certe azioni che stavano crescendo fortissimo e consigliò all'anonimo cliente di fare lo stesso giacché era certamente il momento giusto.

Si narra che a questo punto il pescecane si precipitò a disinvestire tutte le proprie ricchezze dalla Borsa di New York.

Pochissimi giorni dopo ci fu il crollo del '29, seguito dalla Grande Depressione.

Se si confrontano le statistiche dei trend di borsa con i flussi degli acquisti di quote di fondi comuni azionari il fenomeno si manifesta in tutta la sua spettacolare chiarezza: i flussi di acquisto delle quote dei fondi aumentano pesantemente solo dopo mesi (e tanto più quanti più sono i mesi) che le borse sono in rialzo.

Poi, siccome anche la legge di gravità ci insegna che praticamente nulla può salire in eterno ecco che inizia la discesa.

A quel punto, come sempre, la maggior parte dei risparmiatori, presa dal panico, vende in perdita.

Dopodichè, al solito, le borse tornano a salire.

In questo senso è anche doveroso ricordare che le azioni sono frazioni di aziende, che le aziende mediamente fanno utili e che è normale che tendano a salire più che a scendere, sebbene in tempi a volte anche enormemente lunghi.

Tanto lunghi che non è un mercato per tutti, ma solo per chi è in condizione di non avere esigenze di liquidità (dividendi a parte, magari).

In ogni caso, 100 dollari investiti nello Standard & Poors 500 nel 1925 (quindi beccando il crollo del '29), nel 2003 valgono oltre 15.000 dollari al netto degli effetti inflazionistici.

Un rendimento superiore di 26 volte a quello che avrebbe prodotto un investimento obbligazionario e più di 90 volte rispetto ad un investimento in liquidità.

Altra cosa che deve far comprendere la rischiosità del market timing è questa: quaranta giorni in quindici anni.

Non è il titolo di una commedia presentata al Festival di Venezia, ma i giorni migliori di forte rialzo dei mercati azionari, così buoni da permettervi il miglior guadagno nell'arco di tre lustri.

Non ci credete? Ebbene, secondo un studio di Fidelity, il più importante gestore di patrimoni privati a livello mondiale, se aveste investito in un fondo che ha seguito l'indice Standard & Poors 500 dal primo gennaio 1988 al 31 dicembre 2002, per l'appunto 15 anni, avreste ottenuto una performance media annua dell'8,6%.

Nonostante la Guerra del Golfo, la crisi del debito russo, la crisi delle economie asiatiche, le crisi sudamericane a partire da quella argentina, e, per finire, la bolla della new economy con in mezzo l'11 settembre.

Se, spaventato da uno di questi avvenimenti, un investitore avesse deciso di vendere, cioè disinvestire quello che aveva comperato all'inizio del 1988, quasi sicuramente avrebbe perso i quaranta giorni migliori di questo periodo, ed alla fine il rendimento del suo investimento sarebbe stato addirittura negativo dell'1,5%.

Sarà anche vero che se sei un grande e non un piccolo azionista hai più possibilità di accedere ai bilanci che, come dice un celebre proverbio: "sono come i bikini: le parti più interessanti sono sempre nascoste", però a parte che i fondi comuni hanno le massime potenzialità di accesso ai bilanci, i danni che si fanno gli esponenti del parco buoi sono di norma classificabili come harakiri.

Su questo pesa anche l'errata percezione di quanto sia realmente rischiosa e di quanto possa rendere: è molto meno rischiosa ed altrettanto meno profittevole delle apparenze.

Prova ne sia il fatto che Warren Buffett, che ormai appartiene alla mitologia finanziaria, per il successo dei suoi investimenti ed il fatto che è tra gli uomini più ricchi del pianeta.

Viene da tanto tempo considerato il miglior investitore di sempre, ma il rendimento del suo "fondo comune" (anche se la definizione non è precisa, ma tanto per capirci) è stato nel corso dei decenni oscillante poco oltre il 20% annuo.

E' vero che è questo che ha creato il suo mito giacchè quel tipo di rendimento annuo, tutti gli anni per un periodo pluridecennale moltiplica letteralmente per centinaia di volte il capitale investito.

Infatti Buffett è celeberrimo anche per i primissimi amici/finanziatori che gli avevano affidato qualche migliaio di dollari da giovani e che si sono trovati ad avere una, per così dire, "integrazione pensionistica" impressionante .

Il punto è questo: se il migliore di sempre sta poco oltre il 20% è mai possibile che in borsa arrivino sempre quelli convinti di fare almeno quei soldi in un mese?

E' possibile, infatti ne trovi in continuazione (specie nelle fasi in cui la borsa marcia bene).

Poi li vedi speculare in strumenti come i covered warrant in base al principio che la borsa sul lungo periodo sale sempre (e bisogna vedere quanto lungo), che questi sono strumenti che moltiplicano le oscillazioni dei mercati (vero), e che quindi le probabilità sono dalla loro e che ci guadagneranno un sacco di soldi (sbagliato ).

Il perché non è molto difficile da capire: se si parla di futures la cosa è diversa perchè è uno strumento finanziario nato per copertura del rischio, uno strumento finanziario "vero", ma visto che i covered warrant sono stati creati e studiati con cura dalle banche per lucrarci commissioni non è che ci voglia esattamente un genio finanziario per capire che le probabilità sono sempre nettamente a sfavore di chi ci gioca i suoi soldi (ma un pokerino, no eh ?).

Da annotare anche l'attitudine a seguire le dritte del primo soggetto che si trova, magari seguendo l'incredibile ed applicatissima regola per cui l'aria del posto dove lavori debba infondere in sè le competenze del caso; discorsi stile: "Senta, per i miei risparmi sono a posto, se ne occupa la moglie di mio cugino, sa, lavora in BANCA".

"Ah bene, cosa fa di preciso [chiesto con perfidia]" "Beh, è all'ufficio mutui, però sa... ci sono i colleghi, un consiglio qua, uno là...", il che ha lo stesso buon senso di uno che si facesse progettare la casa dalla sorella che fa la centralinista in uno studio di architetti....

Tipo di trappola in cui cadono soprattutto quelli avidi di facili guadagni, che oltretutto si credono pure furbi.

Del resto c'è un detto che conosco anche perché sono stato al lavoro pure in un ufficio titoli: "in borsa guadagnano tutti".

Capisco che l'affermazione sembri bizzarra ma ve la spiego: il fatto è che guadagnare o perdere in borsa viene considerato anche un autotest di intelligenza, per cui quelli che investono da soli si vantano dei risultati positivi ottenuti e nascondono quelli negativi (cosa altrimenti detta "sindrome del pescatore") però te ne accorgi dal fatto che quando gli chiedi perché non investono più in borsa ti rispondono "ehhhhhhhhhhh, non mi interessa piùùùùù" .

P.S. Da notare come non sia una questione solo italiana.

Uno studio della società di ricerca USA Dalbar evidenziò come il timing degli investitori nei fondi comuni sia praticamente sempre sbagliato.

Nel periodo analizzato, fra il 1984 ed il 2000, l'S&P500 realizzò un ritorno medio annuo del 16,3%, tuttavia il piccolo risparmiatore portò a casa solo il 5,23%.

Discorso analogo per gli investimenti in obbligazioni: i Tresury a lunga scadenza resero l'11,83%, ma il piccolo risparmiatore realizzò un rendimento di solo il 6%.

Il motivo era anche lì la tendenza ad investire in settori "caldi".

Da ricordare come nel secondo trimestre del 2000 l'85% della raccolta dei fondi azionari USA la realizzarono i tecnologici che, come è arcinoto, avevano appena raggiunto il massimo di sempre prima di crollare disastrosamente.